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chi sono

Mi chiamo Francesco Piazza, sono nato a Castelfranco Veneto nel settembre del 1983.
Mi sono laureato in fisioterapia nel 2008 presso l’Università di Padova.
Dal 2009 al 2015 ho frequentato l’ATSAI (A.T. Still Academy Italia) diplomandomi in osteopatia.

Da quando mi sono laureato mi sono in prevalenza occupato di riabilitazione in campo ortopedico post-chirurgico e sportivo (ho seguito diversi anni una squadra di rugby). Con il diploma in osteopatia ho ampliato il mio raggio d’azione, sviluppando un approccio olistico al paziente, in modo che sia egli stesso artefice del suo cambiamento verso lo stato di salute.


Competenze
Trattamento globale osteopatico
Terapia manuale e riabilitazione in ambito ortopedico e sportivo
Tecniche di mobilizzazione articolare, fasciale, viscerale e cranio-sacrale
Proposte terapeutiche sec. concetto Bobath ed ETC in ambito neurologico

osteopatia bio-logica

L'osteopatia bio-logica nasce dall'incontro in risonanza tra la medicina osteopatica e le cinque leggi biologiche, tra l'arte terapeutica di favorire i naturali processi di guarigione del corpo e la riscoperta di come questi processi nascano e si sviluppino.

Ogni volta che il corpo umano si attiva lo fa in maniera intelligente per garantire la migliore risposta adattativa, sia nei suoi aspetti più basilari di sopravvivenza , procreazione ed integrità dell'individuo, sia nei suoi aspetti più evoluti di relazione con gli altri membri del gruppo e di vita sociale. L'attivazione avviene sulla base della personale percezione della realtà che ci circonda e ha a che fare con le sensazioni che ci derivano dai sensi, dalla specifica modalità di elaborazione di queste sensazioni, dagli schemi appresi di re-azione a queste percezioni, dal grado di identificazione di ognuno con i comportamenti che ne derivano.

Quando un'attivazione organica produce dei sintomi possiamo notare che essi seguono delle regole definite, specifiche per ogni tessuto, e che sta alla nostra capacità di agire a favore del processo riparatorio la possibilità di diminuire il disagio da essi derivati. Si apre uno spiraglio di comprensione per la persona sofferente del perchè il corpo manifesta dei sintomi, e dall'altra parte l'osteopata può supportare il disagio e il dolore del paziente scegliendo con coscienza quale strumento è adatto nel momento presente; il paziente è reso responsabile del processo di guarigione e può comprendere cosa lo porti verso l'equilibrio o verso il disequilibrio.

Da un punto di vista pratico questo approccio aiuterà la persona che manifesta un sintomo che lo preoccupa di comprendere il tessuto o l'organo che sta producendo i sintomi, in quale fase si trova e come può evolvere; cosa fare per gestire i sintomi e in che tempi aspettarsi una regressione degli stessi. Il terapeuta spiega quale supporto può dare al paziente, qual è il trattamento più adatto e i tempi necessari per ottenere una risposta bio-logica dal corpo.

trattamenti

L'osteopatia è una medicina olistica complementare che utilizza le sole mani come strumento di diagnosi e cura. Essa attraverso piccoli aggiustamenti (manipolazioni) stimola le proprietà auto-guaritrici del corpo.

Il trattamento osteopatico è indicato nei casi di disturbi dell'apparato muscolo scheletrico, nelle alterazioni funzionali viscerali e nelle disfunzioni cranio-mandibolari.

In particolare il trattamento osteopatico trova indicazione nel trattamento di:

Disturbi in ambito muscolo-scheletrico quali dolori alla colonna vertebrale (es. cervicali, lombari); dolori articolari di spalla, gomito, ginocchio, caviglia; lesioni muscolari nello sportivo; colpo di frusta.

Disturbi in ambito viscerale quali reflussi gastro-esofagei, coliti, costipazioni; disturbi funzionali di minzione e del ciclo mestruale (dismenorrea, flusso irregolare, dolore mestruale); dolore in gravidanza.

Disturbi in ambito neurologico quali cefalee, dolore da ernia discale, sindromi vertiginose.

Disturbi cranio-mandibolari quali riniti, sinusiti, acufeni, mal-occlusione, disfunzione temporo-mandibolare (atm).

Disturbi in ambito pediatrico quali alterazione della forma del cranio, reflussi, coliche, difficoltà nel dormire.

La Fibrolisi Diacutanea

La Fibrolisi Diacutanea è un metodo di trattamento delle algie meccaniche dell'apparato locomotore. Il suo meccanismo d'azione consiste nella distruzione delle aderenze e dei corpuscoli irritativi che si formano tra i diversi piani di scorrimento dei tessuti molli, mediante ganci applicati sulla pelle.

Questa tecnica è stata creata dal fisioterapista svedese Kurt Ekman. Pertanto, è una tecnica di uso specifico nella fisioterapia e che offre ottimi risultati nel trattamento di varie patologie che colpiscono l'apparato locomotore, specialmente applicate a livello dei tessuti molli. La sua azione di rilascio tra i setti interaponeurotici o mio-aponeurotici ripristina il corretto scorrimento dei diversi piani anatomici durante il movimento e risolve i possibili fenomeni di compressione che possono causare dolore e disfunzione.

La tecnica della Fibrolisi Diacutanea è indicata nei seguenti casi:

  • Aderenze fibrose a seguito di traumi.
  • Cicatrici fibrotiche post-chirurgiche.
  • Dolori dell'apparato locomotore: miosite, epicondilite, tendinite, periartrite scapolo-omerale, pubalgia, lombalgia, torcicollo, etc.
  • Neuralgie a seguito di un'irritazione meccanica dei nervi periferici: sindrome di Arnold, neuralgia cervico-brachiale e intercostale, sciatica.
  • Sindromi trofiche degli arti: algoneurodistrofia, sindrome del tunnel carpale, sindrome muscolare compartimentale, ecc.
Il trattamento è rigorosamente individuale. La durata è variabile in base al motivo di consultazione e alle caratteristiche del paziente.

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Il ruolo dell'osteopatia nel drenaggio linfatico

Foto di bstad da Pixabay

Gli osteopati hanno da tempo riconosciuto quanto sia importante il sistema linfatico per la mantenimento della salute. Andrew Taylor Still, il fondatore dell'osteopatia, ha affermato: “Diamo molta importanza al ruolo del sangue e al potere dei nervi, ma abbiamo qualche prova che sono di importanza più vitale del linfatici? ... il sistema dei linfatici è completo e universale in tutto il corpo”. Still inoltre rimarco' la sua visione del sistema linfatico quando affermò: "Siamo ammoniti in tutti i nostri trattamento di non ferire i vasi linfatici, in quanto sono senza dubbio i centri e gli organi vivificanti”. Pertanto, i principi e la teoria osteopatici pongono una grande enfasi sul ruolo del sistema linfatico nel mantenere l'omeoresi e l'interrelazione funzionante di tutti i sistemi corporei (1).

Il sistema linfatico funziona come parte del sistema circolatorio mantenendo i liquidi nel corpo in equilibrio e come parte del sistema immunitario svolgendo un ruolo nel sistema di difesa dell'organismo contro le infezioni. Il sistema linfatico è composto da organi linfoidi, tessuti linfatici, dotti linfatici, capillari linfatici e vasi linfatici che trasportano linfa e materiali vari in tutto il corpo Con il scoperta del sistema glinfatico nel cervello, ora possiamo includere questa rete di vasi nel sistema nervoso centrale.

Ci sono tre funzioni principali attribuite al sistema linfatico. La prima grande funzione del sistema è il riassorbimento e il ritorno dei liquidi interstiziali in eccesso nel sistema circolatorio. I capillari linfatici sono in grado di restituire le proteine in eccesso o il liquido interstiziale al sangue venoso. In secondo luogo vi sono capillari linfatici che si trovano all'interno dei villi dell'intestino tenue che sono in grado di assorbire i grassi e le vitamine liposolubili nel torrente sanguigno. Infine, la terza funzione principale associata al sistema linfatico è la sua partecipazione alla risposta immunitaria dell'organismo e alla prevenzione di patogeni infettivi. Le cellule linfatiche note come linfociti raccolgono gli organismi estranei e altro materiale di scarto che viene filtrato dai linfonodi e dagli organi linfatici.

Il sistema linfatico non ha una propria pompa come il cuore nel sistema cardiovascolare; il movimento nel sistema linfatico richiede che la linfa venga mobilizzata da due tipi di forze: estrinseche e intrinseche. Le prime forze includono la respirazione, la contrazione dei muscoli scheletrici che circondano i vasi linfatici e quelle strutture che agiscono come pompe estrinseche, vale a dire i diaframmi toraco-addominale e pelvico. Le seconde forze comprendono le contrazioni spontanee, simili a pacemaker, delle pareti muscolari lisce dei vasi linfatici più grandi, e la stimolazione della contrattilità dei vasi linfatici attraverso l'innervazione autonomica simpatica.

Le indicazioni al trattamento osteopatico per influenzare il sistema linfatico includono, ma non sono limitate a, malattie o condizioni che dimostrano una certa misura di edema, congestione tissutale o stasi linfatica o venosa. Alcuni indicazioni specifiche sono le disfunzioni muscolo-scheletrico acute, distorsioni/stiramenti, gravidanza, dolori articolari infiammatori acuti e patologie con significativa congestione venosa e/o linfatica La sicurezza e l'efficacia dei trattamenti linfatici osteopatici sono state dimostrate in molte pubblicazioni di studi senza segnalazioni di complicanze significative.

Ti lascio di seguito i link agli articoli citati nel testo; per ulteriori informazioni trovi i miei riferimenti nella sezione ‘contatti’. A presto.


Riferimenti:
  1. The Lymphatic System: An Osteopathic Review Raymond J. Hruby , Eric S. Martinez
    Cureus 17-07-2021

Il dolore cervicale nei musicisti: un approccio osteopatico

Foto di Barbora Hnyková da Pixabay

Il dolore cervicale ha un peso importante nella spesa sanitaria ed è segnalato come una delle principali cause di dolore muscolo scheletrico. Il dolore al collo cronico non specifico (cNP) viene definito come quel dolore presente nella regione anatomica limitato cranialmente dalla linea nucale superiore, caudalmente dalla prima vertebra toracica, e lateralmente dall'inserzione articolare alla spalla del muscolo trapezio, non correlati a reperti radiologici a carattere patologico e con una durata dei sintomi di almeno 12 settimane. Un approccio multimodale, che includa trattamenti manuali, consigli di igiene posturale, stretching muscolare ed esercizio fisico può essere utilizzato per affrontare il cNP.

Circa l'80% dei musicisti professionisti, inclusi gli studenti di musica, sperimenta problemi di salute durante la loro carriera che influiscono sulle loro prestazioni, in particolare dolore al collo e lombalgia. Nello specifico, l'elevata prevalenza del dolore al collo nei violisti e violinisti adulti è attribuita alle particolari esigenze esecutive, compresi i frequenti movimenti ripetitivi complessi con lunghi carichi statici e dinamici sui muscoli in una postura asimmetrica. Violisti e violinisti tengono il loro strumento tra il mento e spalla: la mano sinistra tiene lo strumento con le dita che devono muoversi liberamente per pizzicare con precisione la nota, eseguendo movimenti veloci e ripetitivi tra una posizione alta e una posizione bassa, mentre il braccio destro si impegna in un inchino ripetitivo. Ulteriori fattori di rischio includono tensione muscolare eccessiva, affaticamento muscolare, riposo insufficiente, lunghe sessioni di esercitazione, postura scorretta, stress, cattiva gestione degli infortuni, ansia da prestazione, mancanza di forma fisica e riscaldamento insufficiente. Nei musicisti adulti si possono trovare solo pochi studi che affrontano il trattamento del dolore muscolo-scheletrico.

L'approccio osteopatico si basa sul contatto manuale per la diagnosi e il trattamento e si concentra sull'integrità strutturale e funzionale del corpo, comprese le strutture scheletriche e miofasciali e i relativi elementi vascolari, linfatici e neurali. Precedenti studi hanno indicato che il trattamento osteopatico può essere utile per la gestione del dolore al collo nella popolazione generale; tuttavia, gli studi comparativi pubblicati sull'efficacia e sul rapporto costi-benefici di natura sanitaria sono di qualità e quantità insufficienti per trarre ulteriori conclusioni.

In questo studio (1) del 2020 l'obiettivo principale era valutare l'effetto di cinque trattamenti osteopatici rispetto a nessun trattamento durante 12 settimane sull'intensità del dolore al collo percepita soggettivamente in violinisti e violisti adulti, inclusi studenti di musica, con cNP. Ulteriori obiettivi erano esplorare l'impatto di tale terapia sulla disabilità del dolore al collo, sull'intensità dello stress, sulla qualità della vita, sull'assunzione di analgesici, sui giorni di incapacità lavorativa e sull'impatto dei costi.

I risultati di questo studio suggeriscono che il trattamento osteopatico potrebbe essere efficace nel ridurre l'intensità del dolore nei violinisti e violisti adulti, compresi gli studenti di musica, con cNP non specifico. Tuttavia, in termini di costo-efficacia, il trattamento non è stato superiore al gruppo di controllo durante un periodo di osservazione di 12 settimane. Ulteriori studi dovrebbero quindi indagare l'efficacia del trattamento osteopatico rispetto a una procedura sham e rispetto ad altri metodi terapeutici.

Ti lascio di seguito i link agli articoli citati nel testo; per ulteriori informazioni trovi i miei riferimenti nella sezione ‘contatti’. A presto.


Riferimenti:
  1. The effect of osteopathic medicine on pain in musicians with nonspecific chronic neck pain: a randomized controlled trial Gabriele Rotter, Isabel Fernholz, Sylvia Binting, Theresa Keller, Stephanie Roll, Benjamin Kass, Thomas Reinhold, Stefan N. Willich, Alexander Schmidt, and Benno Brinkhaus
    Ther Adv Musculoskelet Dis. 2020 Dec 10

Il dolore anteriore di ginocchio

Foto di Wolfgang Claussen da Pixabay

Spesso denominato sindrome femoro-rotulea o sindrome del dolore femoro-rotuleo (PFPS), è una delle cause più frequenti di dolore al ginocchio e colpisce sia gli atleti che le persone sedentarie; c'è in particolare una maggiore predisposizione nelle donne e negli adolescenti che non hanno avuto cambiamenti strutturali o alterazioni patologiche significative della cartilagine articolare.

Il dolore si verifica durante almeno 2 di queste attività: salire o scendere le scale, correre, saltare, mantenere la posizione seduta, accovacciarsi o dopo un periodo di riposo. I sintomi sono generalmente localizzati nei tessuti intorno o ai lati della rotula, con crepitii, rigidità, gonfiore e deficit funzionali. Uno studio riporta che il 90% dei pazienti con PFPS aveva ancora sintomi 4 anni dopo la diagnosi e solo il 6% era privo di sintomi a un follow-up di 16 anni.

Le cause della PFPS sono multifattoriali e comprendono l'ipotrofia del muscolo vasto mediale o un'alterazione dell'equilibrio muscolare dell'arto inferiore, un uso eccessivo delle strutture laterali della coscia e attività fisiche inadeguate con aumento della pronazione del piede, rotazione interna della tibia e stress in valgo.

La maggior parte degli approcci di gestione per la PFPS sono conservativi e gli interventi chirurgici sono rari. I programmi di gestione possono concentrarsi sul miglioramento della forza, della flessibilità, della propriocezione, della resistenza e dell'allenamento funzionale dell'articolazione. Una terapia multimodale non chirurgica con uso a breve termine di farmaci anti-infiammatori, applicazione di bendaggio rotuleo e programmi di esercizi ad ampio raggio che includono i muscoli del core, degli arti inferiori, dell'anca e del tronco si sono dimostrati utili per la gestione della PFPS.

La letteratura scientifica presenta studi che supportano l'uso della terapia manipolativa, incluso l'uso di tecniche osteopatiche, combinata con la terapia multimodale o fisica per i pazienti con PFPS. L'efficacia del trattamento manipolativo osteopatico è stato riportato in diverse condizioni cliniche come cefalea primaria, lombalgia cronica, disturbi cronici del ginocchio e nel processo di recupero dopo un intervento chirurgico dell'apparato muscolo-scheletrico.

Uno studio recente (1) ha valutato l'effetto del trattamento manipolativo osteopatico nei pazienti con PFPS; in questo studio sono state riscontrate differenze significative nei punteggi VAS (scala di misurazione del dolore) tra i gruppi che hanno ricevuto il trattamento e il placebo. Questi risultati sottolineano che il trattamento manuale osteopatico può portare a una riduzione del dolore nei pazienti con PFPS.

Ti lascio di seguito i link agli articoli citati nel testo; per ulteriori informazioni trovi i miei riferimenti nella sezione ‘contatti’. A presto.


Riferimenti:
  1. Assessment and Management of Somatic Dysfunctions in Patients With Patellofemoral Pain Syndrome Marco Tramontano, Simone Pagnotta, Christian Lunghi, Camilla Manzo, Francesca Manzo, Stefano Consolo and Vincenzo Manzo
    The Journal of the American Osteopathic Association March 2020 | Vol 120 | No. 3

Quel fastidioso dolore alla mandibola

Foto di Marek Studzinski da Pixabay

Ogni volta che apri la bocca senti un dolore alla mandibola, magari accompagnato da strani rumori tipo scrosci o schiocchi articolari?

Queste condizioni vengono generalmente chiamate disfunzioni temporo-mandibolari (TMD), e sei in buona compagnia: si stima che più del 25% della popolazione generale ne soffra (1), e che tra l' 85% e il 95% delle persone abbia avuto almeno un episodio di dolore mandibolare nel corso della vita. Nei casi di dolore cronico questo può condurre a depressione, ridotta qualità del sonno, bassa energia infuenzando negativamente le attività sociali.

I dentisti per primi hanno segnalato la disfunzione dell'ATM (articolazione temporo-mandibolare) nella letteratura dentale fin dagli anni '50 del secolo scorso; si trattava di una malocclusione dei denti (squilibrio tra i denti superiori ed inferiori) (2). Gli esperti hanno successivamente scoperto che questo meccanismo da solo non era sufficiente per spiegare tutti gli aspetti clinici trovati in questo disturbo. Circa 20 anni dopo, nel 1979, fu concettualmente designata come condizione ortopedica.

Le cause delle TMD sono multifattoriali e i sintomi sono spesso causati da una muscolatura ipertonica e disfunzionale. I muscoli masticatori includono il massetere, il temporale, lo pterigoideo mediale e laterale, muscoli sopra e sotto ioidei; assieme alla capsula, ai legamenti e al disco articolare sono gli elementi che giocano un ruolo cruciale in questi disturbi: alterazioni nell'allineamento dell'apertura della bocca, click articolari, ridotta apertura della bocca. Un trattamento conservativo dovrebbe essere sempre preso in considerazione prima di tentare una strada più invasiva, ad esempio la chirurgia. Numerose revisioni in letteratura supportano gli esercizi di attivazione muscolare, utilizzo di splint o l'uso di apparecchiature elettromedicali.

L'osteopata valuta la postura del paziente: la simmetria o l'asimmetria facciale è l'indicazione primaria della disfunzione dell'ATM. Inoltre le seguenti condizioni possono inizialmente indicare una disfunzione dell'ATM:

  • restrizioni della mobilità della colonna cervicale
  • restrizioni del meccanismo cranio-sacrale
  • restrizioni della mobilità articolare mandibolare

L'osteopata passa poi ad un'accurata fase di osservazione extra e intra orale, palpando l'ATM durante l'apertura (un adulto medio può aprire la bocca fino a 40 mm) e la chiusura della bocca, valutando anche clic e schiocchi durante questi movimenti.

Il trattamento manipolativo osteopatico può essere un trattamento di prima linea, efficace e non invasivo. L' utilizzo di tecniche volte a ridurre la tensione muscolare e fasciale e di ripristino della corretta mobilità articolare diminuiscono la sensibilità al dolore e l'infiammazione e contribuiscono a ripristinare la funzione motoria orale.

Uno studio recente ha investigato l'azione del trattamento manipolativo osteopatico sull'attività muscolare masticatoria usando l'elettromiografia di superficie, dimostrandone l'efficacia nel modularne l'attività rispetto ad un gruppo di controllo (3).

Questo studio ha permesso di oggettivare la variazione dell'attività muscolare indotta dal trattamento osteopatico, di dimostrare gli effetti positivi del trattamento rispetto ad un gruppo placebo, di dimostrare l'utilità del trattamento osteopatico in odontoiatria, in riferimento all'equilibrio muscolare.

E' utile ricordare che una varietà di professionisti sanitari e medici specialisti gestiscono le disfunzioni dell'ATM, motivo per cui l'osteopata lavora in equipe multidisciplinare con dentisti, chirurghi, medici, fisioterapisti e terapisti occupazionali.

Nel trattamento del dolore mandibolare è importante individuare quali elementi lo fanno manifestare e con quali modalità: questo permetterà di ridurre le recidive e di darne un senso biologico.

Ti lascio di seguito i link agli articoli citati nel testo; per ulteriori informazioni trovi i miei riferimenti nella sezione ‘contatti’. A presto.


Riferimenti:
  1. Osteopathic Manipulative Treatment for Temporomandibular Disorders Simone Easterbrook, OMS III; Jordan Keys, DO; Joel Talsma, MS; Stacey Pierce-Talsma, DO
  2. Osteopathic Manipulative Treatment: Facial Muscle Energy, Direct MFR, and BLT Procedure – for TMJ Dysfunction Ahmed Nahian; Mehmet ÜNAL; Jacob Mathew Jr.
  3. Evaluation of the Stomatognathic System before and after Osteopathic Manipulative Treatment in 120
    Healthy People by Using Surface Electromyography
    Andrea Manzotti 1, Chiara Viganoni, Dorina Lauritano, Silvia Bernasconi, Alice Paparo, Rachele Risso and Alessandro Nanussi

E se la testa del tuo bimbo non ti sembra rotonda?

Foto di Lenka Burschová da Pixabay

Dopo un'attesa durata nove mesi nasce tuo figlio, diciamo che sta bene, ha qualche rigurgito oppure soffre delle cosiddette colichette… ma la cosa che più ti preoccupa è questo, e cioè ti sembra che la sua testina abbia qualcosa che non va, non è proprio simmetrica, c'è una zona un pò più piatta.

Beh cara mamma, devi sapere che le asimmetrie craniali e cervicali sono piuttosto comuni nei neonati; tra queste la plagiocefalia posizionale è un termine generale che descrive un'asimmetria craniale dovuta a forze distorsive presenti nel periodo pre o post natali. La plagiocefalia posizionale (PP) si riconosce per la presenza di una parte posteriore piatta (occipite), accompagnata da uno spostamento anteriore dell'orecchio dello stesso lato, una protuberanza parietale dal lato opposto, talvolta una zona frontale dello stesso lato sporgente con invece quella opposta piuttosto piatta. Quando la testa viene osservata dall'alto assume la classica forma a parallelogramma.

La prevalenza di questo disturbo nei neonati sembra attestarsi tra il 20 e il 40%. Molti fattori intrinseci ed estrinseci giocano un ruolo prima, durante e dopo il parto; oltre ad essere associata alla posizione supina lo sviluppo della PP è correlata a:

  • diabete gestazionale
  • età della madre al momento del parto
  • prematurità
  • gestante primipara
  • costrizioni intrauterine
  • parto lungo
  • parto gemellare
  • alterata posizione del feto nell'utero materno
  • uso di forcipe o ventosa
  • torcicollo congenito

Sebbene molti casi di PP migliorino nel tempo, evidenze scientifiche suggeriscono che corrette strategie di trattamento conservativo possono ridurre efficacemente il grado di asimmetria craniale. Le principali opzioni conservative riguardano la corretta informazione data ai genitori, per esempio su come posizionare il neonato facendogli assumere una posizione variabile da disteso, la fisioterapia e l'uso di elmetti craniali.

Uno studio recente si è proposto di analizzare l'efficacia del trattamento manuale pediatrico in aggiunta al tradizionale programma educativo dato ai genitori del bambino, sia per quanto riguarda la misurazione di particolari indici craniometrici sia la soggettiva percezione dei genitori nel cambiamento della forma della testa.

La conclusione è stata che la terapia manuale in un campione di bambini con PP migliora i parametri craniometrici del bambino; i genitori coinvolti riferiscono inoltre di percepire dei notevoli miglioramenti nella forma della testa del loro figlio.

Ti lascio di seguito i link agli articoli citati nel testo; per ulteriori informazioni trovi i miei riferimenti nella sezione ‘contatti’. A presto.


Riferimenti:
  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8180102/

È utile l'osteopatia dopo il parto?

Foto di Michael Cassidy da Pixabay

Quando nasce il tuo bambino è un momento magico, il coronamento di un sogno: è stato tanto pensato, atteso, desiderato, e ora lo puoi coccolare tra le tue braccia. Tutti ti fanno i complimenti, e sono in adorazione di tuo figlio... eppure, a pensarci bene, assieme al bambino è nata anche... una mamma! Spesso si dimentica che anche la madre affronta un momento molto particolare della sua vita, in cui mette a disposizione della nuova creatura ogni energia disponibile; lei stessa però necessita di presenza, di supporto, di ascolto e di cura.

I sintomi più comuni (1), associati al puerperio, possono essere riscontrati fino all'anno successivo alla nascita del bambino, e comprendono: stanchezza generale, mal di testa, cervicalgia, dolori alle spalle, lombalgia, incontinenza urinaria da sforzo, dolore perineale, dispareunia (dolore nei rapporti sessuali), emorroidi, stipsi, incontinenza fecale o ai gas.

Il trattamento manuale osteopatico si è dimostrato efficace in pazienti nel periodo conseguente al parto che lamentavano lombalgia (2) portando a cambiamenti clinicamente rilevanti nella percezione dell'intensità del dolore e della disabilità funzionale. La riduzione del dolore che deriva dalla terapia manuale porta ad un miglioramento della funzione e del controllo neuromuscolare che si associa ad un miglioramento dell'aspetto psicologico, delle strategie per far fronte al dolore e dello stato di benessere in generale.

Inoltre il trattamento manuale osteopatico si è dimostrato efficace nella gestione del dolore perineale (3) e dei sintomi associati al pueperio.

Anche per quanto riguarda le cicatrici da taglio cesareo (4) il trattemento osteopatico può influenzare i meccanorecettori, causando un cambiamento a livello connettivale e vascolare, con una riduzione dell'arrossamento e del gonfiore, una sensazione di morbidezza e di calore, un miglioramento del movimento tissutale.

L'osteopata non agisce da solo, ma si pone assieme alle figure di riferimento per la donna nel puerperio, ad esempio il ginecologo, l'ostetrica, la terapista specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico, la consulente del latte, la consulente babywearing, ecc; diventa della massima importanza l'approccio multidisciplinare (5).

Infine, a livello somato-emozionale nel trattamento specifico dei disturbi nel post partum si può ricercare il senso biologico del manifestarsi dei sintomi.

Ti lascio di seguito i link agli articoli citati nel testo; per ulteriori informazioni trovi i miei riferimenti nella sezione ‘contatti’. A presto.


Riferimenti:
  1. https://www.academia.edu/12887305/Physical_symptoms_after_childbirth_prevalence_and_associations_with_self_rated_health
  2. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29037623/
  3. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27455099/
  4. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20006286/
  5. Osteopatia e puerperio - Fondazione COME collaboration – Erica Ignazzi Marialisa Sarcullo

Perchè andare dall’osteopata in gravidanza?

Foto di Astrid Pereira da Pixabay

La storia dell’uomo ha ormai diversi millenni alle spalle, la storia dell’osteopatia poco più di un centinaio, e se non ci siamo estinti lo dobbiamo alla forza incredibile che ogni futura mamma ha dentro di se.

Dunque: perché mai andarci dall’osteopata se si è in gravidanza? La gravidanza non è mica una patologia, o un disturbo.

Ma aspetta: anche tu conosci un’amica in gravidanza alle prese con nausee, vomiti, reflusso, stomaco chiuso, mal di schiena e sciatica, costipazione e ritenzione?

Ecco che allora può tornare utile una visita dall’osteopata, che appunto si occupa di questi disturbi.

Durante la gravidanza avvengono numerosi cambiamenti fisiologici, sia fisici (a livello cardiovascolare, respiratorio, ormonale, renale, muscolo-scheletrico) sia psicologici, sia emotivi-comportamentali.

Nel primo trimestre il bambino attiva la relazione con la madre ed iniziano ad aumentare la curvature sul piano antero-posteriore.

Nel secondo trimestre la donna inizia a percepire i movimenti attivi fetali, si sviluppano i sensi del bambino, il seno aumenta di peso e volume con un aumento della cifosi dorsale e lordosi cervicale con un conseguente stress su queste strutture, compreso lo sterno e la regione epigastrica, l’aumento dell’antiversione del bacino può portare tensione a livello della regione lombare e del cingolo pelvico.

Nel terzo trimestre c’è una progressiva sostituzione della respirazione diaframmatica con quella toracica, un aumento della pressione a livello della vescica e del tratto colon-retto, un aumento della pressione a livello venoso e linfatico.

Dunque le aree di interesse osteopatico sono:

  • strutturale: trattamento della pelvi e della colonna per facilitare i cambiamenti funzionali
  • endocrino: riduzione delle tensioni a livello craniale
  • circolatorio: tecniche viscerali per decongestionare gli organi pelvici

A livello somato-emozionale nel trattamento specifico dei disturbi in gravidanza si può ricercare il senso biologico del manifestarsi dei sintomi: ogni mamma vive questo periodo in maniera unica e diversa.

Ti lascio di seguito i link agli articoli citati nel testo; per ulteriori informazioni trovi i miei riferimenti nella sezione ‘contatti’. A presto.


Riferimenti:
  • Anatomical and physiological alterations of pregnancy
    Jamil M. Kazma, John van den Anker, Karel Allegaert, André Dallmann & Homa K. Ahmadzia Journal of Pharmacokinetics and Pharmacodynamics volume 47, pages 271–285 (2020)
  • Low Back Pain and Pelvic Girdle Pain in Pregnancy
    Casagrande, Danielle MD; Gugala, Zbigniew MD, PhD; Clark, Shannon M. MD; Lindsey, Ronald W. MD Journal of the American Academy of Orthopaedic Surgeons: September 2015 - Volume 23 - Issue 9 - p 539-549
  • Il trattamento osteopatico della donna in gravidanza
    Fondazione COME collaboration – Zanini Sonia

La cefalea: quanto è diffusa e come curarla

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Soffri di mal di testa? Vale a dire di quel dolore spesso a partenza cervicale che si irradia alla nuca, alla fronte, a volte agli occhi? Che ti costringe a stenderti a letto, spesso al buio, e che non ti da tregua se non prendi qualche farmaco?

Sei in buona compagnia: in Italia quasi 8 persone su 10 hanno avuto almeno un episodio di mal di testa nell’ultimo anno; gli approcci a questo disturbo si possono dividere in farmacologici e non farmacologici. Questi ultimi sono utili per prevenire l’abuso di farmaci, i loro effetti collaterali e le interazioni sfavorevoli con eventuali altri farmaci assunti per altre patologie.

Le diverse denominazioni cliniche del mal di testa (cefalea tensiva, emicrania…) sono considerate l’espressione di un diverso grado di sensibilizzazione nel nucleo caudale trigeminale indotto da un alterazione del nervo trigemino.

Una review (1) pubblicata sul ‘Frontiers in neurology’ nel 2018 ha concluso che il trattamento manuale delle zone di tensione muscolari a livello della testa e del collo può ridurre la frequenza, la durata e l’intensità degli episodi di cefalea muscolo-tensiva e emicrania.

Un’altra review (2) del 2019 pubblicata sulla rivista ‘Headache’ ha concluso che la manipolazione vertebrale può essere un approccio efficace per ridurre la durata degli episodi di emicrania e l’intensità del dolore e la frequenza.

L’approccio osteopatico considera ogni struttura correlata alle altre e cerca, con opportuni aggiustamenti, di riequilibrare i sistemi che sono in disfunzione: nei casi di mal di testa si valuterà, dopo attenta anamnesi che escluda il trattamento, quali zone del corpo sono disarmoniche, rigide, poco mobili e verranno effettuate le tecniche necessarie a riportare il corpo in equilibrio.

Particolare attenzione verrà posta sulla colonna vertebrale, sulla regione cervicale e sul cranio: nella pratica clinica è soprattutto la zona cervicale alta ad essere in disfunzione, una zona che anatomicamente vede l’emergere di strutture nervose che si dirigono verso la testa.

Nel trattamento del mal di testa sarà importante poi capire quali elementi lo fanno manifestare e con quali modalità: questo permetterà di ridurre le recidive e di darne un senso biologico.

Ti lascio di seguito i collegamenti agli articoli citati nel testo; per ulteriori informazioni trovi i miei riferimenti nella sezione Contatti. A presto.


Riferimenti:
  1. https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fneur.2018.00254/full
  2. https://headachejournal.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/head.13501
  3. https://magazine.5lb.eu/2014/02/causa-mal-di-testa-emicrania-cefalea-hamer-5062.html

L'osteopata e i neonati

La nascita di una nuova vita fa risuonare dentro di noi quella scintilla di immortalità di cui siamo plasmati; è lo spartiacque nella vita di un genitore, che sente dentro di sé la gioia e la responsabilità di quella vita che gli viene affidata.

Dapprima come desiderio, poi come dolce conoscenza ognuno dell'altro, infine potente manifestazione al termine della gravidanza, numerose sono le sensazioni che ogni madre vive in questa fase della propria vita. E' lei, prima di ogni altro, la dea che accoglie, nutre e cresce amorevolmente la nuova creatura.

Dal punto di vista medico diverse figure accompagnano la madre prima, durante e dopo la gravidanza: il ginecologo, l'ostetrica, il pediatra, ecc, ognuno dei quali ha un ruolo importante per la cura del nascituro; allora, cosa può fare l'osteopatia? Perchè può essere utile portare il proprio bimbo dall'osteopata?

I motivi di consulto più frequenti sono i disturbi dell'apparato gastro-intestinale (coliche, stitichezza, rigurgiti...), dell'apparato ORL (difficoltà di suzione, otiti ricorrenti....), della sfera craniale (plagiocefalia e asimmetrie craniche in genere), dell'apparato osteo-articolare (torcicollo miogeno, asimmetrie degli arti, ecc).

L'osteopata non guarisce da questi disturbi, ma agisce secondo Natura per riportare in equilibrio i vari sistemi (articolare, muscolare, fasciale, endocrino, neurologico, immunitario, ormonale...); favorisce il ritorno all'omeoresi, cioè all'equilibrio dinamico che è alla base della salute del corpo umano. Lo fa attraverso il tocco manuale, il contatto cosciente e informativo verso i tessuti corporei.

Il trattamento non viene fatto mai in opposizione al bambino, ma in armonia donando quello che il bambino può ricevere in quel momento, con la presenza della madre che diventa parte attiva della salute del proprio figlio.

Buona vita a tutti, con gratitudine. (FP)

La malattia (mal-adie) ovvero "il male ha detto"

Perchè ci ammaliamo? Perchè ho un dolore? Perchè proprio a me? Potrà tornare di nuovo?

Sono domande che noi tutti ci poniamo, restando talvolta disorientati e impauriti di fronte all'ineluttabile fatto che la malattia prima o poi possa colpirci; ci sentiamo privi di qualsiasi arma per fronteggiare questo nemico, speriamo di avere dei farmaci che ci possano guarire, il medico che abbia la soluzione giusta, nella speranza che questa evenienza non si ripeta mai più.

Spesso la visione che abbiamo della malattia è di una cosa solamente negativa, del tutto casuale, che ci disturba e della quale vogliamo al più presto liberarci; un qualcosa che ci capita tra capo e collo di cui non capiamo le cause. Più spesso ci diamo queste spiegazioni: la genetica o la familiarità ("anche i miei genitori, nonni, ecc....hanno avuto questa cosa e quindi è normale che anch'io ce l'abbia, non posso farci niente), gli agenti atmosferici (freddo, caldo, aria, acqua, umidità), agenti patogeni (virus intestinali, sistema immunitario debole). Per farla breve: cause ESTERNE a noi, contro le quali nulla possiamo se non subirle e sperare che non colpiscano proprio noi.

E se....non fosse esattamente così, ma che noi stessi avessimo un ruolo fondamentale nella manifestazione di un sintomo, e che questo stesse li davanti a noi per dirci qualcosa? Che anzi fosse il risultato di un processo assolutamente (bio)logico, e che fosse stato inserito nel nostro software in milioni di anni di evoluzione per garantirci la sopravvivenza? Potremmo iniziare a riflettere che ogni singola manifestazione del nostro corpo non ha niente a che vedere con l'essere "benigna" o "maligna", ma trova una precisa collocazione all'interno di un processo il cui scopo è riportarci all'omeostasi (equilibrio).

Per fare questo iniziamo a cercare le cause INTERNE dei nostri disturbi, cerchiamo di capire che il nostro vissuto, la nostra percezione delle cose che ci accadono, degli eventi che viviamo ogni giorno sono in grado di modulare la produzione ormonale e di sostanze chimiche nel nostro corpo fino a portare alla manifestazione di un sintomo (dolore, infiammazione, ecc), e che ogni singolo sintomo ha un preciso senso d'essere per riportare le strutture allo stato di normalità.

La natura ha previsto per gli animali due comportamenti di fronte ad una situazione di disagio/pericolo: la fuga o l'attacco; l'uomo spesso cosa fa? Rimane immobile e reitera continuamente dei modi di affrontare una situazione che lo fa ammalare. E qui il messaggio che il corpo da è questo: cambia, perchè il tuo comportamento non è in sintonia con quanto la natura ha previsto per l'uomo nel corso della sua evoluzione.

Dunque lo stato di salute dipende in gran parte dalle nostre scelte.

Buona vita a tutti, con gratitudine. (FP)

Storia dell'osteopatia (*)

(*) fonte: AT Still Dalle aride ossa all'uomo vivente - John Lewis
Andrew Taylor Still

Andrew Taylor Still scoprì l'osteopatia alle dieci del mattino del 22 giugno 1874; espresse la sua nuova filosofia dell'organismo umano: in questa forma troverete pienamente rappresentato tutto ciò che il cielo e la terra contengono, materia mente e movimento, fusi nella sapienza della divinità. Secondo la filosofia di Still, la materia rappresenta l'anatomia e la fisiologia del corpo, alla cui base agiscono le leggi sconosciute che disciplinano la creazione della forma. La mente rappresenta il pensiero razionale, la memoria, l'immaginazione e l'intuizione nonchè la saggezza insita nel corpo, che coordina miliardi di cellule affinchè producano un'espressione comune. Il movimento, parola che utilizzava come sinonimo di spirito, non indicava solo il movimento con tutti i relativi processi fisiologici e mentali, ma anche l'invisibile potere che anima il corpo.

L'osteopatia non era un mero trattamento vertebrale; a ben vedere, non era affatto un metodo di trattamento. Era piuttosto un principio che stava alla base di tutti i trattamenti. Un principio che poggiava su un concetto a un tempo semplice e profondo: l'organismo umano contiene naturalmente in sè tutti gli elementi necessari per la propria guarigione.

La salute e la malattia non erano due condizioni che si escludevano a vicenda, bensì due estremi di uno spettro continuo tra la fisiologia normale e quella anormale; la vera causa della malattia è da ricercare non nei disturbi di forma, ma nei disturbi di funzione. Non è il modo in cui appare la cellula malata, ma il modo in cui agisce che importa. Su queste basi formulò il primo postulato della sua nuova medicina: un flusso di sangue arterioso sano e privo di impedimenti è vita.

Attenendosi alla sua nuova filosofia anziché alle regole del materialismo scientifico, avrebbe condotto una sperimentazione per verificare la sua ipotesi, ovvero che la malattia era l'effetto fisiologico di un disturbo anatomico. Se con la correzione di una struttura fuori equilibrio avesse ottenuto il recupero della funzione normale, avrebbe dimostrato due cose: che la natura si batte costantemente per esprimere la salute e che il corpo possiede tutti gli strumenti necessari alla guarigione.

Riteneva che rilassando i muscoli e liberando le articolazioni fosse possibile calmare i nervi del sistema simpatico, normalizzare la circolazione (e quindi l'ossigenazione, la nutrizione e l'acidità a livello cellulare) e dunque permettere ai fermenti corporei endogeni di sconfiggere l'infezione.

Davvero le alterazioni strutturali causate da stiramenti, traumi, tensioni posturali e altre sollecitazioni potevano irritare i nervi, modificare la circolazione, turbare la fisiologia e quindi, per definizione, causare malattie? E si poteva da ciò dedurre il corollario per cui la correzione delle strutture sbilanciate avrebbe liberato i nervi, normalizzato la circolazione e ripristinato la fisiologia normale, con un grado di guarigione subordinato al numero di cellule morte e alla capacità rigenerativa della parte interessata? Era una teoria rivoluzionaria. Per curare la malattia, il trattamento non doveva essere indirizzato alla fisiologia, ma all'anatomia.

La pratica clinica era guidata da due principi complementari: il primo, esplicito, era il principio di causa ed effetto e il secondo, implicito, era l'inesorabile pulsione della natura a esprimere la salute.

Still insisteva affinchè ogni paziente venisse trattato con rispetto e considerazione, in quanto essere umano sofferente e non come un insieme di sintomi o segni. Still inoltre ammoniva i pazienti a non restare passivi nell'attesa che gli operatori si sobbarcassero tutto il lavoro, e li esortava a condividere la responsabilità per la loro salute. Non era il medico che apportava la guarigione, bensì la natura e non esisteva nulla che potesse sostituire il sonno, il riposo e uno stile di vita sano. La natura, come i mulini degli Dei, diceva Still, è lenta a macinare ma produce una farina eccezionale.

La padronanza di sè e l'assoluta sincerità erano ritenute virtù imprescindibili per formare il carattere e per interagire con gli altri. Ogni persona era giudice di se stessa e ritenuta responsabile non solo per il proprio comportamento, ma anche per quello di tutti gli altri. Ai bambini veniva insegnato che il Creatore ama tutti senza distinzione; da ciò discendeva che offendere, fare del male o odiare una persona equivaleva a far male a se stessi, mentre fare del bene a un altro e renderlo felice era come far felici se stessi. L'attaccamento ai beni materiali era considerato una debolezza da superare. Gli indiani non concepivano la differenza tra ricchi e poveri, almeno finchè non la videro fra i bianchi, perchè tra loro chi aveva più del necessario donava ai bisognosi, creando così una rete di vicendevole sostegno collettivo, basata sulla generosità e la gratitudine.

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Francesco Piazza
osteopata – fisioterapista

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